La commissione europea ribadisce che i voli aerei cancellati a causa del Coronavirus devono essere rimborsati integralmente.

Nonostante la situazione sia difficile per tutti, per le compagnie aeree in primis e per chiunque si occupi di trasporti e turismo, molti uffici di vettori aerei stanno iniziando a non rispondere più alle istanze di risarcimento presentate dai viaggiatori rimasti a terra.

I diritti dei viaggiatori restano validi anche in periodi di pandemia come quello che stiamo vivendo: questo in sostanza quello che ribadisce ancora una volta il portavoce della Commissione europea.

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Regolamento europeo 261 del 2004

I soldi spesi per acquistare un volo aereo su cui non si è mai saliti a causa della sua cancellazione devono sempre essere rimborsati integralmente al passeggero. Questo quello che sancisce il regolamento europeo sui trasporti aerei.

Il rimborso, o il cambio biglietto quando possibile, deve essere sempre garantito qualsiasi sia la causa di cancellazione del volo.

In Italia, durante i primi giorni di marzo i rimborsi sono stati eseguiti regolarmente. Dalla seconda metà di marzo, invece, con il protrarsi e il consolidarsi della pandemia i vettori aerei hanno iniziato a non rispondere più alle richieste di rimborso dei passeggeri con la chiara strategia di fare melina.

La situazione, purtroppo, è molto complicata per il settore aereo. Si stimano perdite, già a metà marzo, per 133 miliardi di dollari e in una situazione del genere, senza interventi di sostegno massicci da parte dei governi, il fallimento di molte compagnie aeree non sarà un’opzione ma una certezza.

L’emergenza Coronavirus è considerata circostanza eccezionale (la famosa causa di forza maggiore), di conseguenza la UE non è propensa a sostenere alcuna richiesta di risarcimento danno ma solo di rimborso.

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