Sempre più turisti, attratti dal fascino dell’autobus di “Into the wild”, si espongono ai pericoli della natura incontaminata dell’Alaska.

Grazie al successo del libro “Morte di un innocente” di John Krakauer e soprattutto del film “Into the wild” di Sean Penn, ispirati alla storia del giovane Christopher McCandless, in Alaska si è venuto a creare un vero luogo di attrazione turistica attorno al vecchio autobus abbandonato dove venne trovato morto il giovane.

Ogni anno sono centinaia i turisti da tutto il mondo, spesso sprovveduti, che si mettono in viaggio alla ricerca del famoso autobus numero 142. La zona è selvaggia e pericolosa e non mancano le sempre più frequenti richieste di soccorso. Qualcuno è addirittura morto nel vano tentativo di raggiungere il luogo dove giace abbandonato il vecchio autobus e ora le autorità locali iniziano a interrogarsi su come risolvere il problema.

La storia – Il 6 Settembre 1992 il corpo senza vita di Christopher McCandless venne ritrovato in un vecchio autobus abbandonato nel parco nazionale di Denali, a circa 382 chilometri a nord di Anchorage, in Alaska, da alcuni cacciatori di alci.

Il giovane, cresciuto a Washington, subito dopo la laurea aveva deciso di intraprendere un viaggio avventuroso alla ricerca di sé stesso che lo portò ad esplorare terre selvagge ed incontaminate dell’Alaska, vivendo solo di quello che gli avrebbe offerto la natura.

Il suo viaggio lo portò fatalmente a trovare rifugio all’interno del vecchio autobus abbandonato numero 142 (soprannominato da Christopher “The magic bus” nel suo diario). Si trattava di un vecchio scuolabus giallo, ridipinto di bianco, con matricola 142, che veniva usato per trasportare gli operai di una vecchia miniera ormai dismessa. Quando si spezzò il semiasse e divenne inservibile, venne abbandonato.

Una volta giunto nei pressi dell’autobus, vi si fermò alcuni giorni usandolo come riparo dal freddo e cibandosi di quello che riusciva a raccogliere nei dintorni. Per raggiungerlo Christopher dovette guadare due piccoli corsi d’acqua, il Teklanika e il Savage: facilmente attraversabili durante i periodi di siccità, ma impossibile durante lo scioglimento dei ghiacciai a monte. Così il ragazzo si trovò bloccato senza possibilità di ritorno. Morì di stenti (forse avvelenato da alcune bacche) avvolto nel suo sacco a pelo quando aveva solo 24 anni.

Pellegrinaggio – Oggi, grazie anche al libro e al film sulla storia di Christopher, quel vecchio autobus abbandonato in Alaska è diventato meta di pellegrinaggi da tutto il mondo.

Ma l’Alaska, terra selvaggia e incontaminata, non è né un film né un romanzo, bensì una terra pericolosa se attraversata da turisti sprovveduti. Per raggiungere l’autobus la vera trappola è l’acqua: corsi d’acqua all’apparenza innocui che si gonfiano improvvisamente allo sciogliersi dei ghiacciai o delle prime piogge, diventando causa di incidenti spesso mortali.

Negli ultimi tempi le richieste di soccorso sono aumentate e ora le autorità locali cercano di porvi rimedio ragionando su come rendere più sicuro l’accesso alla zona.

C’è chi ha proposto la costruzione di un ponte sul fiume Teklanika e chi addirittura che venga trasportato in elicottero nel piccolo abitato di abitato di Healy, raggiungibile in automobile.

Il mito – La storia di questo giovane avventuriero continua ad interessare molte persone che lo prendono a ispirazione per intraprendere un viaggio alla ricerca di sé stessi. C’è quindi da scommettere che il suo mito avrà vita lunga e ancora molti saranno i pellegrini che in omaggio a Christopher e a quello che ha rappresentato il suo viaggio continueranno a farsi immortalare nella stessa foto di fronte al bus in cui si ritrasse il giovane prima di morire.