Il ministro della sanità del Kuwait vuole vietare l’ingresso ai gay nel paese perché «minacciano la salute del Paese».

Questa la giustificazione del governo kuwaitiano alla base della decisione di bloccare le frontiere all’ingresso degli omosessuali nel paese islamico affacciato sul Golfo Persico.

Ma non solo in Kuwait. L’11 novembre ad Ammam il ministro della sanità del Kuwait, Yussef Mendkar, ideatore di questa proposta, la proporrà a tutti i governi dei Paesi islamici affacciati sul Golfo.

Secondo il ministro esisterebbe un problema serio di salute pubblica dettato dai tanti stranieri che arrivano in Kuwait. La procedura che si vorrebbe instaurare prevederebbe l’obbligo di una visita medica al momento della richiesta di un visto per entrare nel paese. Dagli esisti della visita medica dipenderà poi l’emissione del visto e la decisione di bandire o meno il gay dichiarato o scoperto.

Tutto per contrastare il diffondersi dell’omosessualità in Kuwait. Ma la proposta non è scontato che venga accettata dall’organo preposto, ovvero il Comitato Centrale per i Lavoratori Immigrati.

Nel frattempo gli altri paesi islamici del Golfo non si esprimono, ma sembra che Giordania, Bahrein e Dubai non siano per niente d’accordo. Se non altro per ragioni economiche, visto che in questi paesi sono molti i ricchi esponenti delle comunità gay mondiali ad aver investito i loro soldi.

Finora il Kuwait era stato piuttosto “moderato” nei confronti dell’omosessualità, ammettendo l’amore fra donne e punendo col carcere fino a 10 anni l’omosessualità maschile. Agli estremi si collocano paesi come l’Albania, dove si stanno legalizzando i matrimonio gay, o paesi come Arabia Saudita, Mauritania, Yemen o Iran dove è prevista addirittura la pena di morte per l’omosessualità. Forse l’estremo è rappresentato da Teheran, dove ci si è spinti a favorire il cambio di sesso per trasformare le coppie gay in coppie eterosessuali!!!