La tecnologia “Flying Testbed”

In Gran Bretagna è stato effettuato il primo test con un velivolo senza pilota radiocomandato da terra: entro 10 anni potrebbe diventare il futuro dell’aviazione civile.

Il velivolo impiegato nel test era un jet con 16 posti per passeggeri. Il 13 maggio ha viaggiato, ovviamente senza passeggeri e con un solo pilota a bordo per garantire le operazioni di decollo e atterraggio, per circa 800 km da Warton, in Lancashire, a Inverness, andata e ritorno.

Il progetto di ricerca, chiamato Astrae (acronimo che sta per Autonomous Systems Technology Related Airborne Evaluation and Assessment), è stato finanziato da università della Gran Bretagna e alcune società del Regno che si occupano di difesa militare. Lo scopo è portare tecnologie militari a risultare utili anche in ambito civile, come quella dei droni impiegati in zone di guerra.

Il velivolo è stato telecomandato da terra attraverso una tecnologia, ancora in fase di studio, chiamata “Flying Testbed” che prevederebbe l’installazione sui velivoli di un insieme di sensori in grado di scambiarsi informazioni in modo sincrono al fine di rilevare e quindi evitare ostacoli e pericoli, come temporali o altri velivoli in avvicinamento.

Tutto fantastico e futuristico, ma resta aperto un problema da non sottovalutare. Quello della sicurezza. In quanti sarebbero disposti a imbarcarsi su un aereo senza pilota? Quali risvolti avrebbe una simile tecnologia sulla possibilità che un aereo venga dirottato? Una dimostrazione l’ha già offerta il ricercatore tedesco Hugo Teso dimostrando come si possibile dirottare un aereo addirittura con app (leggi l’articolo).