Consonno abbandonata

C’è un piccolo borgo agricolo ormai abbandonato in provincia di Lecco, chiamato Consonno, che negli anni ’60 era stato trasformato in un paese dei balocchi.

Le promesse di convertire il borgo in una piccola Las Vegas italiana durarono però solo poco più di quindici anni: prima una frana e poi l’incuria ne decretarono ben presto la fine. Oggi le speranze di riqualificazione e rinascita del piccolo borgo passano attraverso investimenti americani.

 

L’idea di Mario Bagno

Mario Bagno nel 1968

Il progetto del “Paese dei balocchi“, o “Disneyland lombarda“, o ancora “Las Vegas brianzola“, risale agli anni ’60 quando un imprenditore visionario e dispotico di nome Mario Bagno, conte di Valle dell’Olmo, ci mise gli occhi sopra.

Mario Bagno, classe 1901, era un industriale italiano molto attivo nella costruzione di infrastrutture, soprattutto strade e piste di aeroporti. Il suo sogno, nel pieno boom economico che l’Italia stava attraversando nei mitici anni ’60, era quello di dare il via a un progetto di creazione di una sorta di parco dei divertimenti, con centri commerciali, ristoranti e piste da ballo, vicino a una città in quegli anni in forte espansione e sempre più ricca: Milano.

Il vecchio borgo

Il posto ideale per le gite fuori porta dei milanesi, Mario Bagno lo aveva individuato proprio nel borgo medievale di Consonno: arroccato a 600 metri d’altezza, vista sul lago d Como e dalle antiche origini (risalenti forse anche fin al 1085), a quel tempo era un semplice borgo agricolo nei dintorni di Olginate, in provincia di Lecco.

Agli inizi del ‘900 il borgo subisce un pesante svuotamento di abitanti, i quali si trasferiscono a valle nelle città per essere impiegati nelle fabbriche che stavano nascendo. Le poche persone rimaste sono circa 300 e vivono solo di agricoltura e allevamento.

Tutti i terreni sono in mano solo a una società: la “Immobiliare Consonno Brianza”. L’ideale per Mario Bagno che si trova così a trattare l’acquisto di tutta l’area con un solo soggetto anziché tutti gli abitanti. Il Conte acquisisce tutta l’area per 22 milioni e 500mila lire: il suo progetto poteva iniziare.

 

La trasformazione di Consonno

Una demolizione nel 1963

La prima mossa di Bagno è la costruzione della strada di collegamento con Olginate che servirà da porta d’ingresso a tutti i turisti che il Conte si immagina di far arrivare al borgo. Quella stessa strada che decreterà in futuro anche il fallimento del suo sogno.

Le mosse successive prevedono l’abbattimento delle cascine, delle stalle e delle vecchie case del borgo per far spazio a metri cubi di calcestruzzo. Restano in piedi solo il cimitero e la chiesa medievale di San Maurizio e la canonica. Molti degli abitanti sono costretti a fuggire.

Mario Bagno in quegli anni viene soprannominato il “Conte Amen” per la facilità con cui riesce a costruire e l’altrettanta facilità con cui poco dopo decide di demolire.

Nella megalomania del Conte c’è anche spazio per l’abbattimento a colpi di esplosivo di una parte di una collina colpevole di impedire la vista del monte Resegone.

Dopo la costruzione del progetto base, che prevedeva uno shopping center, un salone da ballo, un casinò e un hotel, il Conte Amen non si vuole fermare: nei suoi piani ci sono anche campi da tennis, di bocce, minigolf, una pista di pattinaggio, un luna park e lo zoo. Tutte cose che non si realizzeranno mai.

 

Gli anni d’oro

Cartolina postale

Tra gli anni ’60 e ’70 il progetto del Conte si concretizza e Consonno sale per davvero agli onori della ribalta: migliaia di visitatori si riversano nell’ex borgo medievale trasformato ormai in un vero e proprio paese dei balocchi.

All’ingresso un finto castello accoglie i clienti. E poi una sfinge egizia e una pagoda cinese.

La gente si accalca per fare acquisti nello shopping center in stile arabeggiante con tanto di minareto, fa la fila per entrare a ballare nel salone delle feste che ospita anche personaggi famosi all’epoca del calibro di Mina, Pippo Baudo e Milva. Si può anche giocare al casinò e alloggiare in un hotel.

L’idea di Mario Bagno è divenuta realtà e funziona per davvero: il borgo si era trasformato in una macchina da soldi.

 

Il declino

Edifici distrutti dai vandali

A giocare contro il progetto del Conte e a determinarne il successivo fallimento ci si mette l’ambiente. La natura si prende presto gioco, quasi come una vendetta per lo stupro subito dal paesaggio, delle ambizioni di Mario Bagno.

Un primo disastro ambientale avviene nel 1966. A pochi anni dall’inaugurazione del progetto una pesante alluvione porta via una fianco della collina. L’anno successivo avviene un secondo cedimento: è l’inizio dell’agonia per le ambizioni di Consonno.

Ma è il 1976 l’anno della morte di Consonno. Ancora un evento ambientale: una frana blocca la strada di accesso per Olgiate e quindi all’ingresso di Consonno. Via via uno dopo l’altro iniziano a chiudere i negozi, si spegne la musica e lo shopping center rimane vuoto.

Qualche anno dopo Mario Bagno, abbandonando il progetto della città dei balocchi, prova a convertire Consonno in una “città degli anziani”, trasformando le stanze dell’hotel in una casa di riposo.

Purtroppo senza fortuna: convertire una città dei balocchi in un ospizio non funziona, e nel 2007 chiude.

Il colpo di grazia glielo dà un rave party organizzato illegalmente per le strade di Consonno nello stesso 2007. I giovani partecipanti, poco contrastati dalla polizia, praticamente devastano tutto il borgo. È la fine di Consonno.

 

Consonno oggi

Edificio abbandonato e devastato

Consonno passa così in pochi anni da borgo agricolo, a paese dei balocchi sulla cresta dell’onda, a centro per anziani, a paese abbandonato abitato solo da 6 persone nel 2004 e oggi solo da una.

Consonno, però, vive ancora oggi sui fasti del passato e di tanto in tanto è oggetto di visite di curiosi attirati da questo paesino fantasma che un giorno era stato grande.

 

 

 

Il futuro di Consonno

La società proprietaria delle aree ne sta trattando la vendita, ma non è facile. I molti vincoli ambientali sulla riqualificazione del territorio spaventano non poco i probabili investitori.

Gli ex residenti sono aggrappati ora alla speranza americana. Un gruppo di investitori americani si è infatti dimostrato interessato all’area, ma il raggiungimento di un accordo sembra ancora lontano…