Le fabbriche di Magnitogorsk

L’hotel Corona sorgeva nel centro del Prospect Mira (Peace Avenue in inglese), uno dei vialoni principali dell’urbanistica viaria anche a Magnitogorsk, così come in quasi tutte le altre città della Russia. Se non lui, Alej Lenina, del resto.

Creata negli anni trenta nel solco di un progetto di industrializzazione voluto da Stalin, vista la grande ricchezza di giacimenti minerari della zona, Magnitogorsk, la città della montagna magnetica così come recita il suo nome in russo, sebbene lontana, ha sempre attratto tanti viandanti, forse perché situata nel centro degli Urali sulle rive del fiume Ural, forse perché sancisce il confine tra Europa ed Asia o forse semplicemente perché magnetica nel suo dna.

Tutto quindi ci si poteva aspettare al check-in all’hotel Corona, ma vedere la foto di Roger Waters tra le bionde della reception lo aveva lasciato con un inquietante interrogativo: ma davvero i Pink Floyd erano stati qua?

La copertina di Animals dei Pink Floyd ritrae Magnitogorsk

I wish you were here, del resto, era da sempre presente nella play list del suo ipod, sin dai tempi del McDuff, sulle cui note, i due fratelli, alzavano le luci ed abbassavano la saracinesca per fare entrare solo gli ultimi respiri della notte bianca.

Le facce russe qui si mischiavano già decisamente con influenze kazake ed occhi ammandorlati. La manicure rossa della ragazza orientale dagli occhi di ghiaccio non stonava in quel locale arabeggiante dove si accompagnava alla vodka agnello cotto alla mediorientale.

Nei menù di Magnitogorsk di maiale ce n’era poco, gli ultimi – three different ones per la precisione – li avevamo presi forse proprio i Pink Floyd scegliendo di mettere una foto della città della montagna magnetica sulla copertina del disco Animals. Ma questo lo capì solo dopo, una volta rientrato, ascoltando il singolo al caldo di una stanza, in una serata di dicembre anche qui piena di neve.