La fabbrica Demidov di Nizhny Tagil vista dalla fox hill

Arrivato in cima alla fox hill non ebbe più dubbi, si trovava proprio di fronte alla città dei bottoni, quella dai tanti comignoli e dalle nuvole di fumo denso delle ciminiere dipinte dalle parole di Charles Dickens.

L’atmosfera da rivoluzione industriale di fine settecento era ovattata dalla tanta neve da poco caduta e l’aveva pervaso fin da subito: era proprio così che Nizhny Tagil gli era parsa. Sommersa di bianco e tagliata dal vento, la città delle prigioni e della fabbrica di carri armati e vagoni merci, nascosta dal buio dei lampioni, ancora sovietica e statale, confermava che il tempo non sempre scorre nello stesso modo.

Qui trentacinque mila persone organizzano la loro routine tra i cento chilometri quadrati dell’area ricoperta dalla fabbrica e le abitazioni della Vagonka, quartiere lasciato agli operai della catena di montaggio dopo che i deportati di guerra tedeschi le hanno lasciate a conclusione della seconda guerra mondiale.

Il primo impianto siderurgico della città, ora museo a cielo aperto

Lo zar Pietro il Grande venne qui la prima volta nel 1722 e decise di fondarci un primo impianto siderurgico che è ora diventato museo a cielo aperto nel bel mezzo della città. Tutto è scandito dal ritmo degli altiforni e dai fumi delle condense che le ciminiere emanano.

Dicono che è uno dei posti più inquinati della Russia e che l’acqua del rubinetto non sia bene berla. La sensazione sul posto è diversa, i pescatori pescano comunque, incuranti dei -30 °C, sul lago ghiacciato, dove qualcuno ci si butta dentro dopo una sauna rilassante. Solo ai più sfortunati capita di dover conoscere le case chiuse dei penitenziari dell’area perché si, Ninzhny Tagil è anche il luogo dove Giuseppe Stalin era solito mandare chi non gli stava a genio.

Ma questa è storia del passato (forse).