L’ingresso ai cantieri navali di Danzica

Era da tempo che stavamo cercando di organizzare un weekend un po’ alternativo, via dalla città e dritti verso una meta diversa dalle solite destinazioni.

Volevamo andare sul mar Baltico, in Polonia, a Danzica, dove cultura, romanticismo e storia si incontrano e si fondono.

D’improvviso non si vedono più le nuvole. Sembra che l’orizzonte nasconda un altro cielo, al di là del confine del mare: il cielo della città libera di Danzica.” Danzica (in polacco Gdańsk, in casciubo Gduńsk, in tedesco Danzig) con il suo motto Nec temere, nec timide (Né temerariamente, né timidamente) capeggia, con il suo Nettuno, le Tre Città, (Troj miasto) che, con Gdynia e Sopot, rappresentano la più ambita destinazione estiva per i polacchi. Affacciata sul Mar Baltico, giovane, marinara, combattente e storica, è come una parola che corre per l’universo gridando il suo no al nulla e al non senso [Czesław Miłosz].

Dopo tanto ricercare, sull’ottimo volareweekend siamo riusciti a trovare un weekend che venisse incontro ai nostri limiti di spesa, e inaspettatamente con pochi euro siamo riusciti a partire.

Danzica è molto bella, specialmente la zona vecchia, e non si incontrano molti italiani. Venendo da est si oltrepassa un arco, un tempo era la porta della città, e si arriva nella via principale della zona vecchia.

La strada è molto viva: pullula di persone, negozi, locali e artisti da strada e conduce al municipio e al porto vecchio. La cosa più bella sono la case che la costeggiano, tutte in stile gotico-baltico, ognuna diversa dall’altra. In realtà quasi tutte le case sono così, ma questa via ha un fascino particolare. Anche la zona del porto vecchio è assolutamente da vedere specialmente se volete comprare l’immancabile ricordino. Ci sono, infatti, tantissimi negozietti di tutti i generi e soprattutto troverete centinaia di oggetti in ambra. Danzica è una struggente e libera poesia del Novecento, crocevia di belle genti e ragazze, di spirito forte e fiero. Tedesca di indole, gotica di aspetto ma polacca di passione e bellezza, Danzica rinchiude, nelle sue vie della città vecchia, un cuore di ambra ed un’anima antica, che, scaldata da bicchierini di vodka e aringhe affumicate, fa ricordare che il divertimento di oggi è il ricordo di uno struggente passato

Per mangiare non c’è problema, è pieno di bar e ristoranti per tutte le tasche, c’è anche Pizza Hut, ma spero che abbiate il buon gusto di non andarci.

Lech Wałęsa, il primo Presidente operaio della Polonia

Da visitare assolutamente Westerplatte, dove è iniziata la seconda guerra mondiale oltre ai famosi cantieri navali, imperdibili, appena fuori città. Lì dove tutto iniziò, il sindacato Solidarnosc, Sindacato Autonomo dei Lavoratori “Solidarietà”, il primo sciopero in un paese comunista, la rivolta che portò Lech Wałęsa a diventare il primo Presidente operaio della Polonia ponendo fine al regime del partito comunista e alla dittatura sovietica del novecento, l’inizio della fine dell’Urss.

Noi siamo andati anche a Sopot, situata a nord-ovest, che è un’importante stazione balneare. Eravamo infatti attirati dall’idea di fare il bagno nel mar baltico. Nonostante la bella giornata si gelava dal freddo e i polacchi ci guardavano divertiti perché loro erano in costume, ed noi coperti fino al naso. Sopot è graziosa e bastano solo 25 minuti di treno per arrivarci. Per mangiare vi consiglio il bar Elita in via Podjazd 3. Parlano solo polacco e i menù non sono tradotti in inglese, ma è tutto buonissimo e costa poco. Anche qui la gentilezza dei polacchi è stata proverbiale: non solo si sforzavano in tutti i modi di farci capire che cosa stessimo mangiando, ma quando ce ne siamo andati, vedendo che stavo portando via il sottobicchiere (ne faccio collezione) mi hanno rincorso fino fuori dal locale per darmene altri 5.

Insomma, Danzica è bella, da vedere, magari non da starci un mese, ma se fate un giro perla Polonianon potete non dedicare almeno tre giorni a questa città.

Qui, più che da altre parti, il cuore non muore e la Storia ne è testimonianza.